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Una reminiscenza oscura si liberò.

Un’isola vagante di male serpeggiava

lungo le ultime spiagge di un pianeta immerso nella fine. Esseri dispersi dalla disperazione vennero chiusi tra mura altissime, in balia di menti che soggiogavano la loro volontà.
I padroni dei disperati avevano sete di sangue, sete di vendetta, a loro era stato negato l’avere un anima. La sofferenza del male si vendicava sugli esseri che sapevano piangere e commuoversi ,ancora per una vita che veniva annientata.
Strade deserte e gente chiusa in loculi scuri, dove l’aria era un lusso.
Le nascite erano oramai un sogno perso
nel sole scomparso sotto una cappa nera e puzzolente.
” Chi siete?” chiese Morgan, ultimo della sua razza, prigioniero dei dominatori..
” Come non lo immagini? Se sei vivo lo devi al nostro Signore e padrone”…
Quelle parole ribollirono nel suo sangue, l’adrenalina voleva liberare le braccia, incatenate ad un lettino da sala operatoria..
E mentre tutto iniziava a confondersi nella sua mente, visioni di una vita che non ricordava d’aver vissuto, entravano nella sua mente, nei ricordi costruiti per il loro gioco immondo e senza pietà.
Lungo il percorso che lo avrebbe portato alla presenza dell’essere misero e supremo della sua razza, Morgan iniziò ad ascoltare voci sommesse, preghiere che mai avrebbero varcato il tetto maligno che sovrastava il cielo , invisibile e freddo come la punta d’una spada di ghiaccio.
Salivano dal tetro sottosuolo di una terra costruita meccanicamente, senza dimensione di fluido pensiero, solo materia da scaricare sulle anime appesantite dalla sofferenza della prigionia.
Morgan chiuse gli occhi , si concentrò.. Ricordava qualcosa che a loro era sfuggito. L’esplosione di una stella morente lo aveva colpito sulla sua navicella. Cercava di concentrarsi per ampliare quel ricordo, quel lampo di vera vita.. Si trattenne dall’impulso di aprire gli occhi, non dovevano sapere che era già cosciente, qualcosa di forte ed incredibilmente sensazionale, saliva dal corpo alla sua mente, si liberò le braccia, immobile venne condotto alla cospetto del re del male, l’assurdo del dominio, il vampiro dell’anima. Credeva d’essere in un incubo, ma le parole dell’ultimo maestro di vita e di apprendimento della consapevolezza parlò nella sua mente: ” Figlio, prendi la forza che hai sempre avuto e getta la tua rabbia sull’essere maligno. Afferra la sua testa e fissalo negli occhi..” Pensò: ” Certo sembra facile a dirsi, ma io non so nemmeno se tu sei il frutto della mia disperazione, o un fantasma delle mie visioni” E il maestro disse: ” La disperazione è la sola causa di questa prigione a cielo aperto, credi e vedrai cosa accadrà solo se prendi di nuovo fiducia in te stesso”. ” Mi fiderò di te, aiutami ti prego”. La salita dal sottosuolo finì, per giungere in una sala piena di vampiri dello spazio… Morgan inorridì alla vista di corpi in putrefazione ,messi sulla tavola, come pasti prelibati..Per non parlare di fresche carni ancora in vita, che si dibattevano nel pianto della pietà. ” Ora, ricordi? La potenza che hai assorbito nel tuo ultimo viaggio?”
Il confine dell’universo aveva scatenato la sua ira, la forza di un raggio divino era arrivato all’ultimo umano lasciato a vagare solo nell’immenso spazio. Si sollevò da terra e volò verso il trono di nero marmo, dove sedeva l’essenza del lassismo. Un boato e i pavimenti della grande sala si innalzarono , sprofondando con tutta la corte di iene e ruffiani dell’inferno.. ” Mio Dio, sono io ad aver creato questa distruzione?” Intanto un istinto di sopravvivenza s’insinuava nel suo corpo, e una forza a lui sconosciuta e forse dimenticata,gli diede il potere di far esplodere la testa del maligno. Tutto era stato immediato, fulmineo come un laser che taglia in due un corpo, spezzando le reni dei distruttori della terra. ” Bene, ora sono davvero solo.. ahaha ” La follia sembrava aver preso la ragione.. Il buio ancora sostava e Morgan credette d’aver fatto tutto per nulla ” Saranno tutti morti.. ed io sarò l’essere miserabile vagante ancora nello spazio. ”

ViolaNerapoetry

La tristezza è come la gioia, è contagiosa.La differenza è tra una lacrima e un sorriso.

 

Concedetevi a quella misteriosa sorgente, attraversa la mente appagando il corpo, e come energia si espande, diramandosi, trovandovi ogni volta che  cercherete l’appiglio all’esistenza.

bioenergetica

I focolai del contagio si erano propagati, dappertutto la gente sorrideva.

Intanto in luoghi nascosti, alla massa sconosciuti, gli scienziati lavoravano al nuovo virus della tristezza,cercando di combattere quel sorriso che senza ragione si materializzava sui visi delle persone.La sicurezza dell’insicurezza

andava prontamente restituita al potere della paura, troppa felicità avrebbe liberato la gente,che fino ad allora viveva le sue giornate nella totale depressione.

Ai confini c’erano antichi mondi, travagliati dalle passioni umane
dove tutti avevano il cuore in mano, lucente come una lanterna
che accecava nel grande stupore dell’oscuro. Un viandante elemosinava
arso dalla sete di sapere, non riusciva più a dissetarsi, l’acqua scarseggiava.
I neri pozzi erano divenuti talmente profondi, che nessuno

poteva più  riempire di limpida sorgente coppe fresche, su labbra asciutte.
Mausolei abbandonati erano rifugi per uccelli, che maestosi planavano
sugli altari svuotati dalla sacralità, scoperchiati dalle loro folgori,
a mani giunte erano impresse figure, impressionate da un’enorme calore,
abbagliante come la morte. E dov’era l’amore, a far assenza nell’attimo ultimo,
aveva lasciato i loro sguardi, persi nel vuoto, orbitavano e sembravano morti.

Non sappiamo con certezza dove andiamo, ma ci chiederemo sempre
da dove veniamo, uomini delle stelle, interrogano gli astri sospesi
nei pulviscoli di comete, come si fondono le cellule nell’universo
atterrando per mettere radici. Cielo così immenso, per noi batteri,
sei il minuscolo cosmo d’un infinito spazio che non cede il suo segreto.

La forza del pensiero, impalpabile eppur così tenacemente resistente.

Una ragnatela delicata osteggia la forza degli eventi, apparendo nella parola scritta e in quella tramandata.

Nell’etere percepiamo la sua presenza, la luce che filtra tra la seta.

Toccando con mano il pensiero, possiamo assaporarne l’essenza, giungendo all’esperienza,aggiungendo un nuovo filamento ad un altra e nuova ispirazione.

I_C

http://www.neteditor.it/content/212837/la-tristezza-come-la-gioia-%C3%A8-contagiosa-la-differenza-%C3%A8-tra-una-lacrima-e-un-sorriso

Erano i tempi del proibizionismo.

 

Fred-Astaire-and-Cyd-Charisse 1953

Era una sera come tante altre nella vecchia Chicago, iniziava a calare una leggera nebbia, trasportata dall’umidità del mare. Era un’epoca di transito, dove ancora vigevano leggi sul proibizionismo, iniziato nel 1808, le sue strade erano ancora piene di gente, andavano a rinchiudersi nei cinema, nei locali alla moda, nelle bettole che circondavano il molo quasi abbandonato dello scarico merci, ricordavano i vecchi saloon del West… Bussai alla porta di un civico cancellato dal tempo, il denso fumo e solito rumore di chiacchiere mi aprirono la sala, il bancone del bar era in fondo illuminato dalla vetrata sporca , a me piaceva perché era molto fuori mano, e gli sbirri venivano solo raramente a sconquassare la tranquillità. Mi avviai lentamente all’interno,osservando i clienti. Il barman, sulla mezza età e dai folti capelli,era in procinto di aprire la bocca per farfugliare qualcosa come: Cosa ti servo?.. Un colpo di pistola mi portò nell’epoca pericolosa nella quale vivevo.. Ma, una visione mi strappò di colpo dalla realtà, una giovane donna seduta sullo sgabello, dall’altra parte del bancone, mi fissava, ed era piacevole ed unico sentire l’eccitazione che provocava in me. La musica alzò i toni, e la discussione di certi gangster da quattro soldi, si mischiava all’alcol, alle risate senza ragione, e al volto di quella splendida creatura. Iniziammo a studiarci, come due animali in una danza dove il maschio si pavoneggia in iperboliche attrazioni e lei attende stizzosamente.. Ma le parti qui, furono piacevolmente rovesciate, lei si avvicinò quasi a toccare la mia bocca con la sua.. Poi l’abbracciai e in un tango alla francese arricchito con swing dei sotto borghi ci avviammo verso un sogno condiviso solo da noi . Mi tolse la pistola dalla mano, ancora attaccata al grilletto, la riposi in tasca sempre fissandola nei suoi occhi blu cobalto, il rossetto color fuoco esaltava il suo suadente sorriso, i capelli corvini erano la perfetta cornice, per quel viso incarnato dal pallore della bellezza. La vertigine dei sensi ci avvolse e senza rendercene conto, eravamo Fred Astaire and Cyd Charisse , forse tutti quei film addolciti dalla mielosa Hollywood avevano fatto smuovere i passi del tip tap dai nostri piedi e inconsapevolmente si unirono . Che spettacolo, dovevate esserci, la sala volteggiava e a tratti sulla giostra danzante, scorgevo lo sguardo avvilito e misto a rabbia del piccolo gangster, forse era fidanzato con quella civettuola pantera. Ma, ormai ero in ballo e dovevo continuare, come l’oppio di quelle puzzolenti sale della mafia cinesi ero disteso tra i fumi della memoria , in un presente senza corpo  leggero,
mi lasciavo emozionare dal suo flessuoso, e che a ogni passo sembrava si offrisse con tutta se stessa a me, per poi indietreggiare sorridendo al mio sensuale sconcerto. Ormai era tutto un bollire di stati d’animo, il barman iniziò a sparecchiare il suo bancone, i gaglioffi iniziarono ad avvicinarsi quasi a cerchio chiuso intorno a noi. Lei mi sospirò all’orecchio qualcosa, allora mi diressi verso il bancone, e con un salto dal ballerino mi posi al suo interno, tirai lestamente due bottiglie, spaccandole sulla testa dei tirapiedi di quell’ometto… Perché lei era legata a quel pusillanime?
Mi distolsi da discorsi inutili in quei momenti disastrosi, dove
se ti distrai, ti ritrovi impacchettato in una cella frigorifera all’obitorio.
Sotto il bancone cercai la pistola che lei gentilmente mi aveva fatto trovare, sussurrando all’orecchio durante il nostro arduo ballo, sembravamo ballerini di sala, capaci di virtuosismi e mosse ad effetto, come partner perfetti . E da lì in poi fu tutto uno sparare di schioppi e vetri frantumati, lei era già andata via e non l’avrei più rivista. Alla fine uscii da quel locale vivo, come se avessi  fatto la prima guerra mondiale, poi salvo tornato a casa, confortato dal sesso amorevole della mia donna.
Fine 1933

It was a night like many others in the Old Chicago, he began to fall a light mist, moisture transported sea. It was the transit time, where still was in laws on prohibition, started in 1808, the streets were still full of people, went to take refuge in cinemas, trendy bars, the taverns surrounding the pier almost abandoned the unloading, remembered the old saloon in the West … I knocked on the door of a civic erased by time, the thick smoke and noise of chatter usually opened my room, the bar was basically lit by dirty glass window, I liked it because it was very off hand , and the cops were only rarely to demolish the peace. I walked slowly inside, observing customers. The barman, the middle-aged and thick hair, was about to open his mouth to mumble something like: What do you need me? .. A gunshot took me dangerous era in which I lived .. But, I tore a vision suddenly from reality, a young woman sitting on the stool on the other side of the counter, staring at me, and it was nice and unique feel the excitement that caused in me. The music rose tones, and the discussion of some gangsters from peanuts, mingled alcohol, laughter without cause, and in the face of that beautiful creature. We began to study us, like two animals in a dance where the male struts in hyperbolic attractions and she waits angrily .. But for you here were pleasantly overturned, she came up almost to my mouth with her .. Then l ‘ I embraced her, and in a tango to the French enriched with swing of the sub villages we set off towards a dream shared only by us. I took the gun from his hand, still attached to the trigger, the rest in your pocket always staring in his eyes cobalt blue, lipstick color extolled his persuasive smile, her raven hair was the perfect frame for her face embodied by the pale beauty . The vertigo of the senses enveloped us, and without realizing it, we were Fred Astaire and Cyd Charisse, maybe all those movies sweetened by honey-Hollywood had done to move the tap dancing steps at our feet and unknowingly joined .. What a show had to be there, the room hovering and sometimes dancing on the carousel, I could see him dejected and mixed look at the little gangster anger, maybe he was engaged to the coquettish panther. But, now I was at stake, and I had to continue, as the opium of those stinking halls of Chinese mafia was lying between the memory fumes, in a present without light body,
I let myself get excited by her, lithe that at each step seemed to be offered with all of herself to me, and then back to my smiling sensual bewilderment. By now it was all a boil of moods, the barman began to clear its counter, the scoundrels started to gather almost closed circle around us. She sighed in my ear something, then I went to the counter, and with a leap from dancer I lay inside, swiftly pulled two bottles, spaccandole on the heads of minions little man … Because she was tied to that cowardly?
I looked away from useless talk in those disastrous moments, where
If you get distracted, you find yourself wrapped up in a morgue refrigerator.
I looked for the gun under the counter that she kindly made me find, confiding ear during our dirty dance … And from then on it was all a shoot guns and shattered glass, she was already gone and I would more magazine…. In the end I came out of that place alive, like I did the first world war, only to come home, comforted by the loving sex of my woman.
end of 1933

I_C

 

ViolaNERApoetry

Cocenti visioni

fuoco we visione

Il fuoco ardeva e la legna appena presa dalla cesta scoppiettava come se volesse risvegliarmi dal sonnolento ed ipnotico senso di benessere, che mi donava il calore, i pensieri s’ erano affollati nella testa e nel buio della mente, mi isolavo dalla realtà facilmente in occasioni come quella. Immersa nella mia quotidiana solitudine riflettevo, evadevo incenerendo ansie lasciate al passato. All’esterno nel giardino, l’inverno aveva gelato le anime e tutt’intorno era un deserto bianco e soffice armonia col creato. Il caminetto era il mio cinema, la mia televisione in diretta col mio interiore, la lettura del mio ignoto. Spesso gioco con le fiamme delle candele, che al calore delle mani si alzano ed intensificano la loro luce, e facevo lo stesso con un piccolo tizzone che fiammeggiava fuori dal crepitio della legna , d’un tratto un fumo denso e nero uscì dalle fiamme ed invase la camera al piano terra. La casa un po isolata dalle altre, era una roccaforte dove mi ero rifugiata,fuori dal rumore della gente, dalle persone e dal caos del mondo. Aprii la finestra per far uscire quel plasma di fiamma, ma continuava imperterrito ad aleggiare nella stanza. Sono visionaria e lo so, ma questo era davvero troppo anche per la mia immaginazione, perché un’ombra si delineava e quasi ne vedevo il volto. Cercai di non spaventarmi, osservando la sua evoluzione e lentamente mi avvicinavo alla porta, per qualunque evenienza e darmi a gambe levate. Intanto il fuoco aveva aumentato la sua energia, lingue alte cercavano d’uscire dal caminetto, annerendo il ripiano , la soglia della realtà sembrava volesse cedere all’incursione d’uno spirito forse malvagio.. Ero finalmente davanti all’uscita quando qualcuno mi disse: ”Eccoti, finalmente ci conosciamo e tu scappi, sei impaurita eppure dovresti essere serena, dopotutto ci conosciamo da tempo… ” A quel punto la calma prese le mie mani, le gambe non avevano più fretta, e stranamente mi sentii tranquilla. Cercavo di capire, avevo forse evocato uno spirito? Forse nelle mie letture gotiche oppure nei testi antichi esoterici che tanto amo, ma non c’è nessuna ragione non ho mai evocato un fantasma. Iniziò da parte nostra una condivisione di sensazioni e di sguardi silenziosi, di scoperta reciproca. Lui, lo spirito apparso, mi osservava con serena espressione e quasi compiaciuto si sedette di fronte al fuoco, come per scaldarsi dal suo lungo viaggio. Le domande potevano essere infinite, ma credetemi in quel momento non me ne sorgeva nemmeno una, ero presa dall’emozione che si sa ben poca calma e riflessione dona alla logica, euforica, spaventata, meravigliata.. Poi come d’incanto nella mente si aprì l’immagine d’un libro che fin dalle mie prime letture dell’occulto tenevo come una reliquia. Si, Lui era il mio maestro, morto più di centoventi anni fa.. Com’era possibile? E’ vero era un grande medium ed ora ne avevo la prova certa. Al tempo ero sola e senza nessuna guida, cercavo di capire l’estremo di quel confine che ci separa dal mondo dei morti, dall’anima trasmigrata e dagli spiriti ignari d’essere estinti, cercano ancora un dialogo con i vivi.. Forse pensavo, non si estingue nulla e cercavo di scoprirlo nelle letture, che potevano concedermi delle risposte esaudenti.. Quel libro l’avevo comprato per caso, come tutti quelli che mi hanno aperto la mente.. Era li sulla bancarella dell’usato, pochi spiccioli e corsi a casa come se avessi trovato un tesoro.. Il medium di grande fama e grande semplicità nell’esprimersi, mi aveva indirizzata verso la giusta via, che avrei percorso con grande fatica, cercando anche conforto nelle sue pagine, scritte dalla sua sapiente mano. Era chiaro ora vedevo il suo viso, la foto messa sul testo era lui, ne ero certa. A quel punto il maestro sembrava soddisfatto del fatto che lo avessi riconosciuto , girandosi lentamente verso di me, lasciando la luce terrena del fuoco, si avvicinò e mi salutò, senza nessun cenno svanì tra le travi del soffitto. Si impresse una macchia, che a ben guardarla era il suo viso, un po severo e mi osserva ancora nelle mie giornate fredde, insieme nei momenti di rapimento spirituale, parliamo e ci ascoltiamo.

ViolaNerapoetry

 

Edward

mani di forbici ghiaccio

Sentivo quelle mani così estranee al mio corpo,
così dissimili dalla mia indole pacifica.
Dovevo essere molto attento a non farmi tagliare,
con un gesto un sussulto del corpo, le loro lame
erano più affilate della lingua biforcuta di certe donne.
Il mio padre e creatore ha raggiunto i verdi pascoli,
e solo me ne sto in questa annerita torre,
a scrutare il muro di cinta, di questo mio isolato dominio…
Beato me ne stavo a potar cespugli e a far fiorir le rose,
quando un buon dì suonò la porta una eccentrica signora.
Ero col vestito buono,
non ancora tagliuzzato dalle mie fastidiose armi, ma
che lo fossero non me lo sarei sognato. Son state loro
e i cittadini, un popolo spietato che mette la cattiveria
nella differenza esistenziale, non sa quale sofferenza
sia per me, non poter abbracciare. Accarezzare
il volto delicato e specchiarsi negli occhi
che han le finestre aperte all’infinito.
Questa mia vista donerei
per essere guardato da colei, che la vita mi ha rapito.
Ciocca sotto ciocca, taglio e svelo le apparenze, accorcio
le distanze li accolgo nelle mie stanze. Divorato dal fuoco
dell’odio che ha offuscato ogni mio sforzo, per essere
loro in grazia, preferisco avvolgere i miei ricordi,
e nel rogo di questa mia dimora prendere le fiamme
per la coda. Uscire da questo mondo, incenerendo
le loro teste. Ma, l’amore che sa come porgere un gesto
di comprensione, ti prende per mano proteggendo
la tua paura. Il coraggio non mi manca, le dico
mentre sotto il porticato, il branco urla la sua indignazione.
Devo morire per restare vivo, e come son venuto al mondo,
solo su un tavolo freddo, ghiaccerò la tenue primavera
che ha colorato i miei pensieri. Sarò re del mio giardino
nell’attesa che quel trono di gelsomini sempre fioriti,
siano pronti all’arrivo della mia regina e liberi dalla brina.

ViolaNerapoetry

 

Horror show. Venerdì 13

hospita horror


Fare la poliziotta impegna il doppio, se hai anche due bambine da crescere, da proteggere e nonostante tutto sentirsi soddisfatta anche se senti che manca sempre qualcosa. Stanotte è iniziata la notte del venerdì 13 e tutti a dare di matto. Se ci si mette anche la follia siamo a posto, la città sembra voler esplodere certe sere. Intanto oltre questi pensieri c’è anche da lavare la mia auto, è davvero un ricettacolo di virus, polvere e resti di cibo gettati sui tappetini per rincorrere qualche lestofante. ” Bambine, non vi allontanate, state qui dove possa vedervi. ” ” Si mamy, ma fai presto devo andare dalla mia amica, lo sai che oggi e venerdì”.. ” Ok, faccio in fretta, promesso.” Dopo qualche minuto, le ragazzine odono un urlo: ” Scappate bambine, correte!”. Più nulla, da un cespuglio sbuca un giovanotto in jeans e giacchetta blu, l’aria da matto e un risolino sinistro sulle labbra. Le bambine iniziano a correre, di fianco all’autolavaggio c’è un frutteto, inizia la corsa e la rincorsa, come animali in fuga iniziano a zigzagare nell’orto, e la più piccola riesce a nascondersi sotto l’incavo di un albero. La più grande corre ancora verso la strada.. Poi il gelo della paura è un grido agghiacciante che fa tremare l’aria, e la piccola si rannicchia ancor di più nel suo piccolo nascondiglio piangendo in silenzio… L’uomo sembra allontanarsi e dirigersi verso il centro della città. A due isolati più in la tre persone, appena uscite dal turno serale dell’ospedale, decidono di cenare in un fast food lì accanto. L’uomo vestito da infermiere tiene a bada l’allegria delle sue colleghe, anche loro vestite di bianco e con la fame che le elettrizza c’è poco da scherzare, si avviano verso il locale quando una di loro: ” Hai comprato il gratta e vinci?” Chiede una al collega: ” No, devo averlo lasciato nella tabaccheria, aspettatemi che vado a riprenderlo.” Dalla vetrina vedono lui che gratta, ma il viso non sembra far trasparire nessuna gioia di nessuna vincita, si accendono una sigaretta mentre lui fa acquisti…” Cosa ne dite ragazze, vi va di festeggiare andando al luna park? ” Ma sono stanca replica una di loro, faremo troppo tardi” ”E dai, insiste il collega, facciamo due giri sulle montagne russe e poi a casa.. ” Ho portato una sorpresina”, tirando fuori una bottiglia di whisky … Inizia così la serata, salgono sui sedili e senza che loro se ne accorgano, lascia un centone al guardiano facendogli l’occhiolino… le ragazze iniziano ad urlare e lui con la bottiglia a portata di mano inizia a farle bere… Mentre la notte inizia a calare una donna viene inseguita dall’assassino in jeans e giacchetta… La donna corre verso il palazzo dove sa di non trovare nessuno, è stato fatto lo sfratto a quasi tutti gli inquilini, e i vicini sembrano essere spariti, proprio stasera pensò la donna .. le scale fatte a tre a tre, come una gazzella cerca la salvezza e si infila nella porta di casa appena in tempo per sentire due pugni sulla porta. Il cuore in gola, la mente offuscata dal terrore, sembra un film già visto, esplodendo in una risata isterica. poi prende il telefono e chiama un’amica, lei la raggiunge ed inizia a raccontarle l’accaduto, e l’amica ancor più spaventata di lei cerca di consolarla… Accendono il caminetto di quella vecchia casa, ma la legna è troppo umida, la padrona di casa decide di andare a prendere altra legna che è nel sottoscala. ” Ma sono matta? E se lo incontro di nuovo, e se fosse appostato per riprendere quel che ha lasciato a metà?”. Risale su con il fiatone, bussa tre volte come d’accordo ed entra in casa.. Intanto accendo la TV dove la notizia della donna uccisa e della sua bambina fa il giro dei network, tutti in allarme c’è un pazzo omicida in città. L’amica inizia a chiedere particolari dell’inseguimento, e mentre la donna sembra essere reticente, ma soltanto perché sotto shock, l’amica sospettosa inizia ad inventare scuse per farla allontanare e fuggire dalla vecchia casa. Intanto manca la luce, un temporale scatena pensieri ancora più orridi, e fulmini illuminano a giorno i volti delle due donne: ” Andresti a farmi un tè caldo? Sto tremando.” La donna senza sospettare nulla cerca il bollitore in cucina, per fortuna ancora caldo, mentre l’amica cerca di aprire la porta, ma la trova sbarrata… Cerca una finestra per scendere ma la scala antincendio è rotta, allora si infila nel caminetto, dove una tendina ne nasconde la fuliggine.. ”Ehi, ma dove sei?” La donna cerca l’amica per tutta la casa, trova la finestra aperta e la cerca con lo sguardo all’esterno, la scala è in funzione, qualcuno l’ha staccata dai ganci di sicurezza, è rotta ma chi può essere stato? E pensa” Quella scema deve essere scesa da qui, la porta l’ho bloccata”.. E attonita si siede sul davanzale bevendosi il te… L’amica forse un po’ malata da manie di persecuzione, rimane immobile fino a che una mano le tappa la bocca e la immobilizza, con lo sguardo atterrito vede la sua amica uscire, forse per cercare proprio lei.. L’uomo è grasso ed ha sangue ai lati della bocca, la getta sul letto e inizia a morderla sul collo, sui seni. Immobilizzata dal terrore la povera donna non riesce nemmeno a gridare, quando dal camino esce anche l’uomo in jeans e giacchetta, ormai anneriti dalla fuliggine sembrano un’incubo uscito dalle storie più tetre. Dopo vari minuti di sadica cattiveria lei soccombe senza aver potuto nemmeno chiedere aiuto. L’altra per la strada cerca disperatamente un’auto della polizia, ma sembrano tutti impegnati in città c’è un incendio nello store, forse ladruncoli in cerca di alcol.. La donna si avvia verso il luna park, unica luce visibile a pochi passi. Il guardiano è sparito, forse è andato ad ubriacarsi col centone ancora in mano, la donna vede i tre sull’ottovolante ed attende che scendano.. Dal buio sbucano il secco in jeans e giacchetta e il ciccione sanguinario, hanno anche loro visto l’attrattiva e cercano altre vittime da sacrificare nella notte del venerdì 13… La donna atterrita li vede e senza perdersi d’animo cerca di salire sulle strutture delle rotaie, rischiando d’essere uccisa dalle lame. I tre la vedono arrampicarsi, cercano di scendere, ma il guardiano è ormai ubriaco e lontano… L’infermiere grida alla donna di stare ferma, ma i due assassini iniziano a salire ed arrampicarsi più velocemente di quanto abbia fatto lei, sembrano che siano quasi per afferrarla quando arriva l’auto della polizia, con la piccola che si è salvata. Dall’auto della madre aveva chiamato i soccorsi, e anche lei impaurita mentre i buoni arrivavano si era avviata verso il luna park.. Inizia una caccia ai mostri, l’infermiere viene trafitto allo stomaco da uno di loro, mentre cerca di salvare le sue amiche, con una leva staccata dalle rotaie viene infilzato senza pietà. Le infermiere urlano e cercano di soccorrerlo, ma il ciccione lo scaraventa giù dall’impalcatura, la donna è quasi arrivata all’altro lato delle montagne russe, e da lì osserva la polizia che non può sparare, per non ferire le infermiere. Le due vestite di bianco la sanno lunga, hanno nella borsa del soccorso due siringhe con un’efficace e potente sonnifero, all’avvicinarsi dei due assassini li infilzano e finalmente li vedono caracollare alle travi di ferro e poi abbattersi finalmente a terra. Tutto torna alla normalità con l’inizio della tragedia raccontata dalla bambina, la donna e le infermiere la abbracciano piangendo, mentre le ambulanze iniziano a spezzare l’aria.
Fine di un incubo che ho avuto stanotte, meno male che è finito.
Immacolata Chessa

L’oscuro potere prese l’avvento.

violanera mia

In quel tempo oscuro,
i cieli avevano preso un colore simile al sangue rosso, dall’alba al tramonto l’atmosfera era sempre la stessa.. Le gelide terre del nord erano divenute laghi e distese d’acqua a perdita d’occhio, delineavano i confini distrutti dalla marea crescente. La Dea dell’odio aveva eretto il suo altissimo trono sulle vette sacre dell’umanità, e le strade che portavano alle cime del paradiso perduto erano pressoché scomparse… Soltanto una donna era riuscita a scalare con immensa sofferenza, le pareti del baluardo del male. L’arcigna dea si nutriva di tutto il male che affogando nella disperazione, divenne giorno per giorno omicidio, per un sorso d’acqua dolce o per un pezzo di pane.. Enormi navi galleggianti nel cielo erano la dimora dei regnanti, dell’élite che aveva per secoli prosciugato le speranze umane. Con la complicità della nuova religione oscura portata dallo spazio profondo, avevano lasciato la terra e i suoi derelitti abitanti. A volte passavano  sulle teste come nubi che oscuravano ancor di più la speranza di una vita che era il diritto di tutti, Gaia madre era stata depredata di tutto. Spesso nelle notti senza nubi, si potevano scorgere le feste e l’allegria malata, di un manipolo di ladri che dell’esistenza altrui ne avevano fatto bottino, sfruttando i poveri nelle ultime miniere sotterranee a centinaia di metri sotto la pancia del mondo. A nessuno era concesso di vivere come voleva, erano soltanto le regole dell’ordine mondiale a comandare. La donna aveva finalmente raggiunto la cima dell’Everest, trascinata da una forza incontenibile, nel ricordo di un amore strappatole dal petto. Nessuna malefica opposizione poteva farle paura, la luce degli dei armoniosi erano la sua guida. Un giorno fu attratta dalla ricerca della pace interiore, e prima della tragedia umana era riuscita a conoscere la verità, l’unica via che avrebbe potuto salvare l’umanità. La dea dell’odio era immersa in uno stato di meditazione, dal quale poteva scorgere tutto l’universo che la circondava, e forse aveva già saputo della visita della donna umana, che senza alcun timore le aveva fatto l’oltraggio di sfidarla. Una notte, nascosta in una grotta dove una volta viveva un eremita dalle grandi doti spirituali, scorse un amuleto, era brillante, anche se nessuna luce lo colpiva, e come un incantesimo si sollevò dalla terra buia di quel luogo nascosto al mondo, per mettersi al suo collo. Un messaggio le percorreva la mente:” lancialo contro la dea dell’odio, ma fa in modo che lei non s’avveda di quel che stai facendo, inventa all’occasione una scusa per essere ammessa alla sua corte ”. La donna sapeva che, anche la dea poteva ricevere i suoi pensieri, e proprio per questa ragione all’inizio della sua discesa sulla terra, era stata lodata come essere divino, portatrice di pace e unità. Ma, sotto quelle sembianze angeliche e poteri divinatori, era solo il male che portava in grembo e partorì un’essere dalla forma di serpente. La donna incinta all’epoca dei fatti avvenuti, era stata catturata per servire la corte immensa di quel disastroso regno, ma lei scappò, e durante la fuga un guardiano dell’esercito spaziale le lanciò un laser che la ferì gravemente, facendole perdere il figlio che aspettava, dall’uomo morto nei disastri ambientali che colpirono con violenza il suolo terrestre. Soltanto quell’amore lasciato al sangue versato, era il suo unico motivo di non arresa, la sua vita ora non era poi così importante, come credeva fino a pochi anni prima. Si concentrò e dalla piana di un varco trovato tra le pendici dell’immensa montagna chiamò a se la dea dell’odio: ” Ti prego fai di me quel che vuoi, sono disperatamente sola, accoglimi nelle tue grazie e saprò ricompensare la tua bontà…” Sappiamo che gli esseri malvagi non resistono alle lusinghe dei servi, e come un essere normale accolse dinanzi a se la donna, passarono giorni e la donna umana divenne serva di quella oscena combriccola di usurpatori. Gente di ogni luogo, aveva raccolto le immense ricchezze terrestri per donarle al nuovo regno, erano anche loro servi ma non lo sapevano. Intanto, giorno per giorno le fu concesso di avvicinarsi sempre più alla dea dell’odio, non era facile farle indossare l’amuleto, una cupola di energia la proteggeva e rigettava qualunque oggetto le venisse scagliato contro. Una mattina mentre la dea era impegnata a discutere di affari loschi, che comprendevano la presa delle risorse lunari, la donna le portò uno scialle in dono, dove aveva cucito tra le pieghe di cotone anche l’amuleto dalla potenza divinatoria, frutto di anni di preghiere e di umiltà verso il bene mondiale. Pregno di potenza era stato accettato, forse anche la dea iniziava a farsi corrompere dalla stupidità umana, si sentiva ormai al sicuro, lo prese e lo mise al collo, e senza accorgersene iniziò ad invecchiare precocemente sotto lo sguardo alttonito dei suoi ruffiani. La donna si inginocchiò al suo cospetto come se volesse omaggiarla, ma nella sua mente solo le parole del suo maestro risuonavano: ” Che la tua coscienza possa raggiungere lo sconfinato mare dell’ignoto e con essa svanisca la tua essenza, che sia prosciugata la tua fonte e che diventi per te deserto dove morire ”. Tutte le ricchezze ora non servivano a nulla, la cupola di potere si sgretolò, concedendo l’ accesso a chi attendeva da anni di colpire con armi e diavolerie della guerra l’inaccessibile avamposto.. La violenza fu la distruzione dello stesso suo regno, mentre il sangue scorreva, la donna oramai senza più ragioni per restare, si avviò nella sua grotta, e meditò per la salvezza dell’umanità per tutta la sua lunga vita.

Immacolata Chessa

La verde Irlanda – déjà vu –

la verde irlanda

 La sensazione di conoscere un posto mai visitato ,
trovarmi la prima volta a camminare per le sue strade,
immersa nella sua luce e i contorni del paesaggio.
Avviarmi sicura per un percorso e sapere dove conduce, comprendendo la sua anima, 
come se fosse cucita sulla mia pelle.

Sebbene non fossi mai stata prima di quel giorno in quel luogo, sentivo brulicare i pensieri come dettati da una coscienza
rimasta ad attendere il mio ritorno. Passeggiare
lungo la riva del fiume, tortuoso e placido dei giorni
senza vento, attraversava la città come una lunga cicatrice
impressa sul volto della sua storia, scritta
da sanguinarie esistenze, mischiate alle favole di foreste fatate.
I sorrisi della gente erano anche i miei, senza comprendere
la loro lingua, intuivo ciò che dicevano, afferrando le loro sensazioni nel passaggio dei ricordi che fino ad allora non erano affiorati,
dal mare delle dimensioni, ferme sulla soglia del suo parallelo.
La cattedrale si innalzava maestosa ed austera, nel gotico cielo grigio e plumbeo, il suo campanile rintoccava oltre le nubi, l’ora scaduta e rinnovata nei secoli. Il vento osteggiava l’avanzamento delle lancette, sbugiardando l’esatto passaggio delle giornate lente dall’aspetto dell’uscita domenicale, giovani e vecchi seduti allo stesso pub, madri e figli in carrozzina sostavano davanti ai locali, nell’indifferenza
della parità e della mancanza di pregiudizio.
 La sera mi avventuravo per le sue stradine, colorate
da case dipinte da tinte violente, sconfiggendo così la tristezza dell’inverno eterno, sfiorato da aliti estivi, 
e primavere scandite dal passaggio di gocce d’acqua,
scese dalle terre gelate del nord.
 Infuriando sulle correnti scagliate sulle coste della sua verde terra.
Bastioni e roccaforti ancorate alla roccia a strapiombo,
sull’azzurro di un mare dall’impatto tropicale.
Spiagge dorate da un sole timido e tiepido, infondevano
un benessere conservato nello scrigno della sorgente che m’aveva battezzata. Ero l’elfa figlia delle foreste, invitata dai folletti
a cogliere l’eco di alberi incavati. Il suono di flauti scandiva il mio passo e la mia impronta, lasciata per essere ritrovata.
ViolqaNeraPoetry

La Festa (piccola fiaba dark)

gondola dark

 

 C’era una volta

Un castello che di giorno era invisibile e di notte s’illuminava a festa.

Al giungere del tramonto cortei di dame e cavalieri dal lussuoso vestire arrivavano silenziosamente.

Grandi torri ai lati dell’entrata facevano da vedetta ad un mare poco lontano.

Nelle notti di luna piena il mare copriva ultimi lembi di terra e  barche dai bordi dorati, salpavano dalla riva raggiungendo le luci riflesse del maniero fatato.

Si apriva all’occhio degli invitati lo splendore del bello che ognuno di loro aveva sognato.

Ricchi arazzi ,d’oriente la mano, preziosi filamenti raccontavano di altre genti,

visitatori antichi dalla data lontana di almeno c’entanni.

castello

Accoglievano gli invitati gentili giovanotti dal volto coperto da una maschera di coniglio. Ognuno portava la maschera adatta al loro carattere, vizi e virtu’.

Molte erano di fattura elegante con occhi  scintillanti di ceramica vellutata.

Mostri dallo sguardo di odio, liberavano finalmente la loro crudeltà.

Vittime e carnefici, buoni e cattivi tutti potevano varcare la soglia del sogno umano.

 La Festa era già nei sorrisi e l’ affollato brusìo del salone  accoglieva la moltitudine dell’Essere umano.

Finestroni di lucido cristallo si aprivano al verde di montagne di lontani confini.

Tutto era brillante e d’argento la notte regnava di luce,

con il riflesso dell’occhio della Dea Luna, nell’alone magico di rara bellezza

Era il premio per chi assiepava le terrazze rivolte alla volta celeste.

La musica arrivava donata dal vento e calde note  si diffondevano,

passando tra migliaia di conchiglie sospese tra i merli della cinta muraria.

Un profumo di gelsomino e dolciastro oleandro si annusava con soave assuefazione.

Tutto era gioia .

Un canto di Sirena giungeva dal mare, dal lento e gentile richiamo all’amore che strugge e alla grandezza della Gaia Madre.

Presi da incanto il viso volgeva alla meraviglia in statuaria adorazione.

Immobile momento di fatale attrazione spirituale, verso le stelle e le correnti dell’Universo che conducono alla felicità dell’Essere.

Raccoglievano l’istante di glorificazione  giunto al cuore di ogni entità presente.

 Anime si liberavano alla notte dell’eterno rinascere, chi sotto e chi al di là delle nuvole del cielo.

 A tutti era stato donato l’ultimo inno alla vita nel Castello dell’Eterna Festa.

La Festa era finita

ViolaNerapoetry

ritratto di immacolata chessa
Pubblicato da immacolata chessa
il Mer, 29/09/2010 – 18:33    

 

Maya & Aliens: l’Astronauta di Palenque mi parla!

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L’Astronauta di Palenque e il velo Maya… disegnando cerchi nel grano

Astronauta-di-Palenque

 

 

 

 

 

 

 

Steli piegati. Scaldati da un’energia a microonde, non quella di casa, per chi volesse saperne di più. Pittogrammi comparsi sulla terra, già agli inizi degli anni ‘80. Fasci di luce che giungono improvvisi dal nulla, disegnano formazioni allineate (fino ad arrivare anche a centinaia di metri di lunghezza e circonferenza). Cursori luminosi, creano opere d’arte, ma non solo. Chi sa davvero “vedere” ha riconosciuto in questi disegni gli indizi per approntarsi a fare il “salto evolutivo”.

Osservando i pittogrammi, scopriamo che molti sono simboli e lasciti già conosciuti dal nostro passato (remoto). Tra gli elementi più rilevanti di queste ataviche tradizioni ci sono il calendario dei Maya e un’eclissi parziale di sole, che coprirà parte del nostro pianeta. Mi soffermo ad osservare, tra le scartoffie, l’incisione

dell’Astronauta di Palenque.

È notte fonda e la stanchezza e il sonno quasi mi catturano, quando d’improvviso quell’immagine si materializza e mi parla.

«Finalmente mi hai visto!». Io, nell’incredulità totale: «Dici a me?». Eppure, credetemi, non avevo nemmeno bevuto il mio sorso di rum. L’Astronauta: «Non ricordi chi sono? Eppure voi terrestri dovreste rammentare il giorno e l’epoca in cui sono giunto». Io, attonita e preoccupata per il mio stato mentale: «Giuro che non ti conosco. Ho sentito parlare di te, ma sempre senza capirci nulla». Lui: «Siete ciechi o altro? Non scorgete quante tracce e messaggi vi abbiamo lasciato? Oltre dodicimila anni fa, sono atterrato sulla terra. Ho viaggiato nello spazio e nel tempo per giungere fino a voi. Ora è giunto il tempo in cui l’intera umanità si eleverà ad un livello superiore. Spirituale e tecnologico».

Meravigliata, cercavo di trovare quesiti da proporgli,

cercando di non far trasparire la mia grande ignoranza sui fatti che seguiranno. Ho sempre osservato, da profana, i cerchi nel grano, cercavo di carpirne il concetto ermetico… la quadratura del cerchio (come in alto, così in basso). Lui: «Abbiamo disseminato migliaia di pittogrammi. Finalmente, qualcuno ha iniziato a decifrarli. Sono arrivati anche loro alla data fatidica del 2012 passando oltre le paure dell’ignoto. Un’eclissi parziale di sole avvenuta con il passaggio di Venere davanti alla sfera incandescente. Con questo si concluderà Il Terzo Ciclo Astrale. L’attività del sole aumenterà. Tutto questo influenzerà la vita sul e del vostro pianeta. Un’anomalia modificherà la polarità solare». Io: «Aspetta. Non c’ho capito nulla, o quasi.. Se tu sei il portatore di conoscenza, trova una formula semplice, per farmi comprendere». Lui: «Eh, lo so che siete duri di comprendonio.

Quando vi conobbi eravate da poco usciti dall’età della pietra. Dopo il nostro intervento, parlando anche per il suo popolo, la vostra civiltà ha fatto un balzo incredibile. Siete progrediti uscendo dal buio dell’ignoranza. Hai presente gli Ziggurat. La Sfinge e poi le Piramidi? Come credi che siano affiorate le conoscenze della matematica avanzata e il sistema binario? Anche i Maya hanno ricevuto il dono di scoprire il nostro universo, sapendo della visita di Venere, prossima a venire, e sapendo distinguere la materia dall’energia. Il mondo, mia cara, è composto da energia. Studiati la quantistica, invece di vedere soap-opera in TV». Io: «Va bene.. Tu sei un cervellone, ed io una piccola ignorante, e non per questo ti permetterò di offendermi. Non guardo le soap-opera. Anzi, non accendo quasi mai la TV, tranne per i notiziari..». Lui: «Ah ah… Buoni i vostri notiziari. Una rete di falsità. Vi bendano per bene gli occhi. Vi tengono incatenati ai vostri bisogni materiali. Vi hanno mai detto che potreste viaggiare con la mente? Ci sono vari livelli di realtà, di frequenza… e di coscienza». Io, muta e ora interessata a tutto quello che diceva, continuavo ad ascoltare.. Lui: «Questi livelli di realtà sono dei veri e propri mondi ed universi paralleli. Nei diversi stadi di frequenza, è possibile viaggiare, oltre e dentro lo spazio”. Io: «Mmm… Sapessi quante volte, illudendomi, ho sfiorato il viaggio astrale. Durava sempre troppo poco, e ripiombavo di botto nella realtà terrena». Lui: «Certo che cadi e ricadrai, se non abbandoni il corpo dalla materia. Trasmigrando, come fa l’anima. Raggiungendo anche l’immortalità, tanto da voi anelata». Io: «Ma allora, devo morire per raggiungere il vostro livello? Lo ammetto, tutte queste novità mi spaventano»… con il volto impallidito dalla paura. Lui, oramai steso dalle risate, ascoltava i miei dubbi. Mi rendevo conto dell’incertezza e dell’insicurezza nella quale mi avevano cresciuta, inculcando e tramandando l’ignoranza per millenni, da caste del potere… dominanti ancora ai nostri giorni. Ora qualcuno mi apriva la mente. Io: «Ad ogni modo, qualcuno in questo secolo, sta studiando i messaggi dei pittogrammi, anche quelli lasciati sulla piana di Nazca. Sono rivolti alla costellazione di Orione e vengono classificati come piste di atterraggio per veicoli alieni». Lui: «È vero. Devo ammettere che una parte di voi si sta impegnando seriamente. In questo caotico marasma non vi è mai balenato per la mente, di chiedervi il perché di tanti segnali e avvistamenti alieni? Nel buco nero della vostra esistenza  che vi circonda quale scenario i “civilizzatori astrali” sono riusciti a tramandarvi, una cultura duratura, svelandovi, oltre alla scienza ed altro, la scrittura corsiva? Invisibile alla vista, di chi non vuol vedere. Davvero credevate di essere l’unica “Intelligenza” dell’Universo?». Io: «Allora tu sei il misterioso Antenato? Colui che ci ha dissetati alla fonte del sapere? Ora mi spiego le molteplici analogie tra le antiche civiltà». Mi sentivo già una scienziata, mi trattenni dal farglielo notare… per non essere di nuovo derisa da lui.

Lui: «I Maya, nostri primi discepoli, a differenza vostra, moderni scettici erano arrivati a credere nella “Rinascita Astrale»… Aggiunse poi con un tono biblico: «Io sono K’Inich Janab Pakal (Pacal). Sono stato l’ultimo re della nazione di Palenque». Si fermò e la sua voce si coprì di un “Velo” malinconico. In quell’attimo compresi chi fosse quell’entità. Un essere stellare, morto sulla terra, raggiungendo La Via Lattea verso il Bianco Cammino. Tutte le teorie umane lo avevano imprigionato nel suo segreto, nella tomba di Palenque, nascosta a 18 metri di profondità sotto una lastra di 5 tonnellate, lui era in attesa d’esser ascoltato: Halac Unic -Vero Uomo. S’affrettava a giunger alle stelle, ritratto mentre tira leve e spinge bottoni nella sua capsula spaziale. Accompagnato dai cosiddetti cinque Glifo, che rappresentano: 1) L’Accesso al regno dei morti -dove ha inizio la rinascita 2) Il Dio della morte –livello dell’oltretomba 3) L’Albero della vita –la Strada Sacra che scorre da Occidente ad Oriente- una gigantesca croce 4) Il Serpente Vivente bicefalo -adorato come “Dragone Celeste”. Rappresenta la vita e la morte 5) Quetzal -Uccello sacro dei Maya- Odierno simbolo nazionale.

 Intanto, io sono in attesa delle rivelazioni del “Terzo Elemento”: teoria proposta originariamente nel passato da un gruppo di eminenti egittologi. Tutto iniziò dall’ “Enigma della Sfinge”… ma questo è un altro capitolo aggiunto alla storia della civiltà terrestre.

 

ViolaNerapoetry