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Se fosse vero.

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Ho visto l’estate

e mi hai baciata

L’inverno ancora gelava

Il mio cuore sostando

con stalattiti appuntite

Correvi incontro a me

Sapevo d’esser sveglia

Stropicciandomi gli occhi

La tua figura la amo

Immersa nei tuoi sguardi

Pupille di lucido ardore

mischiano la pelle

emanando flussi ammalianti

Dormi

Io resto qui

abbracciata al tuo istante

accoglimi nei tuoi pensieri

Oggi più di ieri

specchiati nel mio amore

Timido attende

che tu alzi una mano

per cercarlo tra la folla

Io son folle

nella voluta solitudine

Perché senza te

lo spazio si chiude

Morirò di gioia negata

il giorno che mi dimenticherai

Sentirò il tuo respiro

attaccato alla mia emozione.

ViolaNERApoetry

Immacolata Chessa

Fantasmi all’oscuro della loro morte,senza consapevolezza.

 

La nebbia dei mattini sommersa dal buio

si apriva alla radiante luce di un sole freddo

Illuminava castelli in lenta decadenza

e mura inverdide dal tempo

La landa solitaria ammutoliva il paesaggio

Arroccate su cime rocciose, torri inviolate

e vergini lasciate a morire

Senza treccia tra lemani,scheletriche gote

senza colore nella morte consolatrice

Amanti perduti nell’oblìo di lame di coltello

impietose lacrime di sangue scorrevano

tra le lenzuola di lino puro

Madide carni e sanguigni sguardi

udivano e accorrevano al suono di campane

perse nella valle echeggiando tempi d’orrore

Il Principe si affaccia dal lato oscuro

dell’ala al nord della sua dimora

Luna crescente apre la notte

ai nuovi tormenti dell’anime perdute

nei corridoi di una vita alla quale

non sanno, di non più appartenere.

ViolaNERApoetry

Immacolata Chessa

A Lei,che mi segue da sempre.

 

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 Non toccate la mia solitudine

Lei è mia corda mentre mi chiude la gola

Ferma le parole inutili da proferire

Non scuotetemi dalla sua compagnia

Vi aggredirei ,io la amo dalla nascita

Lei è il mio appiglio di fronte all’ipocrisia

Lei mi scoppia nella testa e mi porta via

Mi circola nelle vene ed esplode nella mia casa

Lei che mi calma mi consola e resta

con me e non mi lascia per la novità

Non guarda come sono vestita

di stracci mi ha guarita

togliendomi la patina dorata

Con lei parlo una lingua adeguata

non mette merletti e nemmeno sorrisi lisi..

Beve con me la mia tisana e si scalda

Afferra le sottili intuizioni e le idee

dei miei pensieri dissolti nel suo lithium

Ragionando con me apriamo un dialogo

Mi schiarisce lo schermo quando navigo

nel mare della confusione rema con me

Beve il mio rum ed io l’accetto

Sei mia amica e te lo offro con affetto .

ViolaNERApoetry

Immacolata Chessa

Scoprimi.

  
Trattami come una cosa tua e scapperò,
e sentirò stringere il laccio
che mi hai legato ai polsi.
Offrimi rose per essere libera
tra i profumi della vita,
e resterò sempre a te legata
tra rovi acuminati.
Vestimi con i veli del mistero
 e scoprirai
quante sono le infinite possibilità
di denudare la mia timidezza.
Coprimi
nelle sere di vento con la tua pelle,
non avrò freddo, quando i sentimenti
cercheranno un varco nel cuore
pietrificato dall’indifferenza.
Amerò
due uomini, due possibilità
di felice connubio tra mente e percezione,
sarai l’uno e l’altro,
e tra un giorno e una notte
divisa tra due cuscini sarò
al centro di quel letto disfatto,
accomunando un solo senso di solitudine.

Cos’ è accaduto al cielo?

Un giorno l’orizzonte
dal mare alla terra si presenterà
mischiato alla leggerezza dell’aria e sarà,
evanescente la materia ,
si sposterà in un gioco di luce,
dalla terra al cielo e diranno tutti quelli
che non vedevano oltre una nuvola:
Cos’ è accaduto al cielo?  Nulla, annunceranno,
questo è solo l’inizio della traversata che
l’epoca mortale si concederà di vedere,
poiché siamo giunti alla fine dei conti… Sarà
l’orrore e la paura del mistero a convincere
i miscredenti d’ogni pensiero
che tutto è amore e si confonde
tra morte e vita, tra comprensione e millanteria.
E quell’angelo che abbraccia la sofferenza,
avrà quel giorno un gesto umano?
Saprà abbracciare la pietà
quando essa si ricongiungerà
con questo universo?
Gli unici angeli che conosco
sono di pietra e sorridono,
perché non possono fare altro.
Immobilizzati in attimi intrisi dai sentimenti,
falsati nell’incavo del marmo, pietrificati
nell’atto dell’amore, morti.
Parlavano, dialogavano, per lei
non avevano nessun suono
quelle menzogne di convenienza.
Molti individui pensano che la vita sia
ballare sulle ossa dei morti che li hanno preceduti.
Il niente inizia a pesare come un masso,
caduto sulla testa mentre passeggi
distrattamente l’evento si accaparra il suo destino.
Devi credere nel potere della morte
per assaporare il gusto della vita
 

Donne sulla riva…

Si stancano le lacrime di cadere,
vorrebbero fermarsi
e vedere con gli occhi dell’amore
la tranquillità.
Anche i tuoi occhi sono stanchi,
e non si soffermano più
sui miei seni, che hai assaporato
come un infante affamato.
Sui miei fianchi hai lasciato l’orma
del tuo corpo, e non giace
invisibile accanto ai miei sogni.
Esce nottetempo il mio richiamo,
e una scomposta materia si dissolve
tra i ricordi dei sensi.
Altrove accorrerai
o supererai questa siepe,
fiorita inutilmente
sotto salata atmosfera,
si fondono con l’aria cristalli di sale.
 
 

Testa di chiodo.

 
 A volte persi
nei sogni
di chi vorrebbe sfuggire
all’operoso contributo
della ruota vitale,
gira su quel perno
che sembra scardinare
i suoi incastri, liberarsi,
librarsi finalmente,
orbitando sui ciottoli polverosi
e lasciare la terra per andare oltre…
La soluzione
ad una vita travagliata, perseguitata
dalle opposte circostanze,
a quella piatta esistenza,
che alcuni credono
di sopportare. Sorvolando
nubi e terre emerse
nei paradisiaci luoghi
dell’immaginazione. Finalmente
respirare a pieni polmoni,
come si diceva un tempo
in cui l’ossigeno
era composto solo da ossigeno…
Quietare l’agitazione del corpo,
i tremori dell’insicurezza,
facendoli galleggiare
sulla spuma di marea.
Arretra la solitudine d’un passo
e si lascia condurre,
torna bambina
a fidarsi del tuo istinto,
le percezioni
aumentano il loro potere, eccomi
sembrano sussurrare,
spingendoti come sonnambula
verso il mare..Onde argentate
fanno da incanto
al sibilo del vento che spira
buoni sentimenti tra un’inspirazione
e fuoriuscita del male interiore.
Sei pronta
ad accogliere tutti gli errori commessi,
ad ammettere d’aver sbagliato
e fai il primo passo, bussando al portone
che sembra donarti uno spiraglio.
Il mondo torna, e non ha dimenticato
i tuoi crimini, le tue colpe sono incise
sulle orme che hai appena lasciato.
Ti fidi ora? Vedi, non tutto si risolve
quando pensi d’esserti ritrovata,
potrai tutto e crederai
di superare ostacoli che crescono,
invece di diminuire la loro statura,
aumentano di numero.
Quella corsa a ostacoli
si fa agguerrita e ti vedi,
volare su quell’interminabile distesa di sbarre.
Allungando il salto
e lo slancio dimenticato
nelle gare fanciulle,
rincorrendo le speranze
superando le barriere.
Ti barcameni
con distaccata emozione ma,
il mondo rimane immutato
nei suoi riti e circostanze,
e attende di reinserirti
nel suo ingranaggio,
quell’epicentro di cui pensi di far parte.
Sei la milionesima testa di chiodo, fissata
da un martello che non smette
di batterti sul capo.
 

Il poeta libertino.

 

In versi mugolano i sensi

e d’ogni scopo dell’amplesso
diviene deformazione professionale,
 fidando nell’ugola del sentimento
vanno in applausi le gesta dell’ ugello,
dell’Araba Fenice rinata a nuova vita dalle sue ceneri.
Imperlato e sudaticcio, permeato ancora
dell’alito che l’umore ne ha assaporato …Infoiato
sotto l’egocentrico mantello, misterioso
e tanto da non apparire mai prima
che la sua fama sia già arrivata.
Con lo scalpello
vorresti fermare quella goccia di vita,
creata all’istante, persa
nel suo mare, inquinato dall’inaudito ego
sconcertato. Eppure,
m’era sembrato d’aver percepito
un certo senso di soddisfazione,
anche nel raccontare delle disgrazie, sempre peggiori
di quanto un essere normale potrebbe concentrarne,
nella sua personale immaginazione. E quel sesso,
sempre impresso nell’inchiostro
e sperma nero dove intingere le parole.
 
 

a mia madre

 

Lo so,
che mi cerchi nelle notti
che avverano i sogni
e carezzi i miei capelli
scuotendomi dai pericoli.
Sei tu
che accorri quando
la tempesta spacca le vetrate
e puntali aguzzi di cristallo
si fermano a mezz’aria
dondolando sulla mia testa.
Lo so
che la tua mano
prende fiduciosa la mia
quando si gelano i pensieri.
E nell’immaginario ti vedo,
ti scorgo ancora tra la folla
e forse sei ancora
a quella fermata ad attendere
che ripassi la vita.

I_C
a mia madre