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Il poeta libertino.

 

In versi mugolano i sensi

e d’ogni scopo dell’amplesso
diviene deformazione professionale,
 fidando nell’ugola del sentimento
vanno in applausi le gesta dell’ ugello,
dell’Araba Fenice rinata a nuova vita dalle sue ceneri.
Imperlato e sudaticcio, permeato ancora
dell’alito che l’umore ne ha assaporato …Infoiato
sotto l’egocentrico mantello, misterioso
e tanto da non apparire mai prima
che la sua fama sia già arrivata.
Con lo scalpello
vorresti fermare quella goccia di vita,
creata all’istante, persa
nel suo mare, inquinato dall’inaudito ego
sconcertato. Eppure,
m’era sembrato d’aver percepito
un certo senso di soddisfazione,
anche nel raccontare delle disgrazie, sempre peggiori
di quanto un essere normale potrebbe concentrarne,
nella sua personale immaginazione. E quel sesso,
sempre impresso nell’inchiostro
e sperma nero dove intingere le parole.
 
 

Nell’insonnia d’amore scrivo per ammazzare il tempo.

 

 

Si sono spenti i (tuoi) lumi e chiuse le imposte
nella quiete del mio letto

l’avanzare del silenzio aspetto
Tace fin’anche il sibilo del vento, fuggito
sopra un canto solitario a cullare sogni stanchi
Beato sarai, amante
di questo mio lontano istante
Tu riposi, mentre vaga accecato nell’affanno
il mio perduto sonno,trattieni in caldo abbraccio
il suo corpo accarezzandolo. Giaccio
e l’ora batte e s’attarda
a vegliare il cielo sovrastante e tutte le sue stelle
non smette nemmeno un minuto mio prezioso, di contarle
Tranquillo col nuovo giorno,
il tuo saluto volgerai
all’alba ch’attende e non s’apre
ancor per me la notte
dove si scontrano sole nascente e luna pallida come la morte.
Pubblicato da immacolata chessa
il Sab, 15/09/2012 – 14:18
http://neteditor.it/content/199992/nellinsonnia-damore-scrivo-ammazzareil-tempo

Ogni tanto, mi ha dato un passaggio la follia.

 Ai vecchi tempi, non avevo nessun timore
di andarmene a spasso con lei, sapevo d’esserle amica,
e mai l’avrei rinnegata, un giorno… Passammo
a spassarcela davvero, confondendo la notte
e il giorno, sbavando su cuscini tra pieghe di rimmel e rossetto,
fumando nei vapori di caffè bollente. Aveva quel fascino
che solo gli amici fidati hanno, un sorriso sicuro
e lo scatto lesto ad agire, ed io mi lasciavo guidare
sorridendo al suo cinismo. La osservavo snella e vincente,
affabile per non essere troppo trattenuta
a dover discutere, su un no o un si, concesso solo a chi come lei,
aveva il guizzo lucente negli occhi. Senza polso e ne orologio,
sembravo una marionetta e pendevo dalle sue labbra.
I suoi gesti eran sempre fatti in modo tale,
da sembrare la mia benefattrice, quella che
senza di lei, non hai nulla in cui specchiarti.
Ma tutto s’infrange, come lo specchio
che separa l’apparenza dalla realtà.

La maison Magritte-Passeggiando alle soglie dell’immaginario-

 magritte-lefilsdelhomme

 

Il mattutino rintocco di un campanile
Mi svegliò da un sogno giulivo
Una finestra affacciata alla vastità del mare
Respiravo l’aria salmastra profumata di geranio
Il bianco velo di una tenda copriva e scopriva il mio volto
Osservando da una dimensione irreale è facile vedere
Un ponte di luce ancorato al mio davanzale
Con passo lento mi raggiungeva da lontano
Un uomo elegante con bombetta nera e fiore all’occhiello
L’invito a salire non me lo feci sfuggire
C’incamminammo sicuri su scogliere e dirupi
Il mare immenso regalava riflessi d’azzurro
Un riverbero d’arcobaleni inondava lo spazio
Bucammo le nubi in un tunnel di nebbia
Ovattate strade sotto il mio passo scalzo
La stratosfera ci attendeva pulita e leggera
Muto era il silenzio e non parlava neanche il vento
A cosa servivano parole a far da zavorra
Di fronte alla luna illuminata dal giorno
Volavano intorno paradisiaci uccelli
Trasparenti e veloci con aliti di battenti cristalli
Riflettevan raggi smerigliati su occhi spalancati
e giocavano come prismi tintinnanti mossi dall’aria
Una pioggerellina lieve di primavera incontrò la sera
Scivolava leggera su un ombrello vertical vagante
Occhi gialli con pupille feline eran guardiani
Alle soglie d’un castello in cielo al limite del confine
Sarà stata l’emozione a darmi l’arsura
La gola seccava e la lingua si gonfiava
La mano gentile mi porse una coppa
Vetro riempito in calice raffinato e panna ghiacciato
Morbida giungeva dal limbo delle nubi ancora fanciulle
Varcammo la soglia d’una porta sospesa nell’etere
Un pavimento a scacchiera confondeva la via vera
Un tramonto solare incendiava i colori
Il mio accompagnatore mi porse un fiore
Rosa avea d’intriso l’odore del paradiso
Pareti turchine di una sala viaggiante
Era la dimora di un magico abitante
Appoggiato su un comodino un pettine gigante
Ero Alice ed ero felice
Mi guardava sorridendo un candelabro luminescente
Con labbra carnose ornato da perle preziose
Due amanti coperti dal manto segreto ad occhio indiscreto
Un uomo giungeva e sul viso avea una mela
S’inchinò togliendosi il cappello
Mi disse: ”Ancora devi veder il bello”
E baciandomi la mano sussurrrò :
Madam, benvenuta alla maison Magritte.

ViolaNERApoetry

ritratto di immacolata chessa
http://www.neteditor.it/content/180312/la-maison-magritte-passeggiando-alle-soglie-dellimmaginario

Ipnotica ubiquità

 

AVATAR

Trance…

Viola seta e leggere atmosfere
inchiostri purpurei e sogni veri
alternanze si susseguono
ed è meraviglia per lo spirito
la scoperta di un essere
sempre diverso mai uguale
all’altro giorno passato lontano
e nei suoi luoghi entro umilmente
pian piano senza far rumore
cercando di non smuovere l’aria
che sento avvolgermi dormendo
alimenta la via mutevole dei venti
da cui posso raggiungerti
atterrare nell’etereo tuo sonno
ove tutte le strade puoi inforcare
percorrendo sul filo della mente
l’accesso alla porta
che apre a tutti i desideri.
Materiale sostanza è il desiderio
staccare vorrei dalla terra la sua spina
di questo elettrico mistero
che assale assorbendo il respiro
giungendo lentamente fino al midollo
e libera sarò solo quando
la caviglia non sarà affrancata
da catene e si spezzerà d’incanto
il vuoto bulimico dell’attesa del possesso
come la fame incolmabile della belva.

ViolaNERApoetry

I_C

Il Con-Dominio…La Pettegola

pettegola

 

Oltre al matto di turno
Il condominio ha sempre la sua giornalista
quella perennemente informata sui fatti
Di tutti sa e di tutto sa un po

E’ l’amica carina che ascolta con pazienza
E’ lei che ricama e cuce e scuce con dovizia
Ogni orlo ben fatto è una nuova notizia
Vederla lavorare nella sua nobile arte
è una vera delizia

La pettegola si intrufola appena uno fischia
Del mal tempo è la padrona ne fa di trombe d’aria
Si lamenta dei suoi mali e intanto coltiva il suo orticello
nel giardino condominiale innaffia fiori e semina spine.

ViolaNERApoetry

Pubblicato da immacolata chessa

il Mer, 26/10/2011 – 16:46

Vento

 

 vento

 

Nel vento si muovono eterne

le onde del nord che gelano l’alito

Nel vento odo le voci dell’eco umano

il soffio che illumina notti d’inferno

dove brucia l’inumanità

Nel vento corrono strade che circondano la terra

Sulle sue ali correva l’uomo in direzione del sole

Polvere di stelle nel vento siderale

vita che si posa sul pistillo

in attesa dello sbocciare

Il vento gioca con le nuvole

con forme di morbida bellezza

di purpurea mistica ispirazione

nell’alba del tramonto

Scorgo il movimento

del ramo generoso di foglie che

d’autunno vestono la prima malinconia

portate in festa ballando sul vento

Tra i capelli sulla cresta dell’onda

afferrando la vela nel sorriso

la trasporta dritta nel porto

Dirada la nebbia attaccata alla terra

con vapori caldi del freddo inverno

annusando l’odore dell’erba di brina

sciolta nel vento caldo del sole che nasce

Aria nel vento

mio elemento naturale.

 

 

 

 

 

 

 

La spiaggia, tesori nella risacca.

arco di roccia

Spiaggia nella conca

pacifica

Non si scaglia l’onda

contro gusci di roccia

Calda si erge,

al sole distesa

sotto il corpo confortato

dal‘energia

nel suo eterno divenire

Orizzonte plumbeo

di una fresca serata

d’estate,lasciando la calura

in un tuffo nella purezza

sul velato riflesso violaceo

Scivolare verso riva

ammorbidendo i sensi

a tratti nel silenzio

nel movimento continuo

dello sgretolarsi delle onde

E si scurisce il giorno

Risacca di note

fragorose conchiglie salmastre

e schiuma di mare

di millimetrica bellezza

sotto passi leggeri  vita in bollicine

Sulla battigia

si scoprono scrigni

Tesori serbati si concedono

all’acerba ricerca del sogno

sulla linea sedimentaria

Protetti

dalla forza che apre all’alta marea e penetra la sera

Respiro l’aria del moto ondoso

Sospirando alla luna

Sorridendo

riprendo la terra dura

Vibrano le emozioni nello spirito

Sensibili all’Essere dell’universo

Ed è già ricordo.

Pubblicato da immacolata chessa il Lun, 13/12/2010 – 12:36

Persefone

 persefone

 

 

 

La donna anima


accorreva al bene dell’amato

camaleontica e passionale

seguiva la via del suo cuore

protesa all’invito

persa nel suo angolo ammutolito

dell’inferi divenne regina

accompagnava l’anime al loro destino

rapita come schiava d’amore

regnava senza pietà sul fuoco che ardeva.

 

 ViolaNERApoetry